martedì 17 ottobre 2017

Sara Lovisa: una nuova stagista alla Dante

Sono Sara, vengo da un piccolo comune friulano in provincia di Pordenone, al confine con il Veneto. Ho studiato alla Ca’ Foscari di Venezia dove ho conseguito la laurea magistrale in Filologia e Letteratura Italiana lo scorso marzo. Ho recentemente concluso un’esperienza di insegnamento dell’italiano a stranieri a Dublino presso una scuola privata di lingue e non vedo l’ora di far parte di questa nuova realtà, un comitato come quello della Dante che, assieme agli altri sparsi per il mondo, rappresenta un punto di riferimento per l’italiano e per la sua cultura all’estero.

Anversa ha molti significati per me, è la città in cui due anni fa ho trascorso un semestre con il progetto Erasmus e che al tempo stesso mi ha fatto scoprire il potenziale della lingua e della letteratura italiana al di fuori dei propri confini geografici; per questa ragione sono tornata qui, dove tutto è iniziato e dove spero di poter crescere professionalmente grazie all’interesse e all’entusiasmo di voi soci membri che animate questa società culturale.


Sara Lovisa

La vita in tempo di pace - incontro con Francesco Pecoraro

Grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, giovedì 12 ottobre la Dante Alighieri di Anversa ha avuto il piacere di ospitare, presso la libreria De Groene Waterman, lo scrittore romano Francesco Pecoraro che ha presentato la traduzione nederlandese del suo recente lavoro La vita in tempo di pace, tradotto con il titolo Het leven in tijden van vrede.



Partendo dalle domande di Emiliano Manzillo, l’autore ha delineato i contorni dell’ingegner Ivo Brandani, protagonista del romanzo e voce collettiva, nonostante venga definito «un vecchio maschio silente», di un’intera generazione, costretta a vivere in un periodo di pace. Di pace nella vita di Brandani ce n’è ben poca, a partire dal tormento per la responsabilità dell’incarico che gli è stato affidato: ricostruire una barriera corallina sintetica nel Mar Rosso per rimpiazzare quella vera. Il mare, che per Ivo ha sempre rappresentato la spensieratezza, la felicità, «l’estate in opposizione all’anno scolastico», ora viene assoggettato all’artificio umano, così come il protagonista si trova oppresso dall’intera società del secondo dopoguerra. L’inquietudine che lui vive è evidente sin dalle prime righe del libro, dove prevale un senso di catastrofe, di apocalisse ed è successivamente confermato dalla propria morte, provocata da un parassita. Come il batterio s’insinua silenziosamente tra le membra dell’uomo, uccidendolo pian piano, così il fardello della storia ha logorato e plasmato coloro che sono venuti dopo la bomba atomica.



Con un continuo oscillare tra passato e presente, il romanzo, finalista al Premio Strega nel 2014, analizza la seconda metà del Novecento con un occhio lucido, addirittura biologico, arrabbiato e sarcastico, finendo per elegge il Signor Brandani a paradigma del declino politico e culturale che la nostra epoca, di pace apparente dopo la guerra, ha vissuto e sta ancora vivendo.
Non è mancato, nel corso dell’intervento, il dibattito su tematiche importanti che costellano l’intero libro, dalla speculazione edilizia all’uniformazione piccolo borghese, ben tradotta dall’immagine, che Pecoraro ha richiamato, della sedia Allibert, un inno al socialismo delle forme: un esempio di come questo romanzo ci consenta di vederci da fuori, risvegliando le nostre coscienze.

Sara Lovisa


giovedì 12 ottobre 2017

Francesco Pecoraro – La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie)



L’ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l’inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall’Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l’Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell’amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, La vita in tempo di pace racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.